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Un etto di Diegesi grazie!

Guarda Cary, la Diegesi!
Trovare una terminologia adatta, di qualsiasi ambito si parli, non è sempre facile. Nel minuscolo mondo del gdr, con l'arrivo di idee nuove e giochi spesso dirompenti rispetto al passato, non si è fatto certo eccezione e nei vari forum e ambienti dedicati si sono moltiplicate le discussioni (spesso selvagge) su questo o quel termine, sulla validità di questa o quella definizione. Quando le cose cambiano in maniera forte i contraccolpi e fraintendimenti sono normali.
Nei primi tempi in cui ho iniziato a interessarmi all'argomento "gdr nuovi" uno dei termini più dibattuti nel quale mi imbattevo era quello di "fiction". Credevo di sapere cosa significasse "fiction", ma nell'ambito delle produzioni dei nuovi game designers questa parola si caricava di una forza semantica a me totalmente sconosciuta: o almeno così pensavo.
Poi mi sono ricordato di un concetto molto importante, che ho studiato quando preparavo l'esame di storia e critica del cinema all'università e così ho capito che sapevo già cosa fosse la fiction: si trattava niente meno che della Diegesi, sulla quale il professor Bernardi era stato almeno per due lezioni. A dire il vero quello della diegesi è un concetto molto più sviluppato e complesso di quanto non lo sia quello di fiction nel gdr, ma lo include tranquillamente oltre che a dargli una solida base scientifica e una terminologia universalmente riconosciuta.

La parola è di origine greca e serviva a distinguere le produzioni letterarie e narrative da quelle che pur essendo "scritte", si esplicitavano nelle arti mimetiche . Ma l'accezione che interessa qui è di formazione più recente: il termine è entrato di diritto nel lessico specifico della narratologia filmica a partire dalla fine degli anni '60 con gli studi di Etienne Souriau e l'analisi strutturalista di Genette. La fucina francese degli studi umanistici di quegli anni non ci mise molto a capire che il termine era perfetto per l'analisi critica del cinema e oggi, per la gioia di molti studenti del Dams e simili, senza sapere cosa vuol dire "diegesi", "narratore extra-diegetico" e compagnia bella, l'esame di Storia e Critica del Cinema 1 non si passa.

Questa alternativa terminologica mi è tornata in mente leggendo un articolo di Sage LaTorra che parla proprio della differenza tra fiction e storia, che non è molto diverso dal chiedersi quale sia la differenza tra diegesi e storia. Trovate l'articolo qui.

Per far giudicare a voi stessi di questa mia associazione fiction-diegesi, farò parlare direttamente uno dei manuali più noti al riguardo: sarà il mitico Manuale del Film di Gianni Rondolino e Dario Tomasi (UTET, 2011) a definirci cos'è la Diegesi.

Abbiamo sin qui cercato di individuare alcuni elementi utili alla comprensione di che cosa sia la narratività, intesa come quell'insieme di regole, modi e strutture profonde che presiedono a ogni racconto e ne determinano la manifestazione di superficie, ovvero il suo darsi attraverso enunciati verbali o audiovisivi, che ci raccontano di personaggi che si muovono nello spazio e nel tempo secondo una certa logica causale. Ogni racconto dà così vita a un suo mondo, popolato di personaggi, luoghi, tempi, eventi, sentimenti, oggetti, parole, rumori,  musiche ecc. E' a questo mondo che la narratologia ha dato il nome di diegesi, termine che Sorieu ha ripreso dagli antichi greci, intendendolo come tutto ciò che appartiene alla storia raccontata e al mondo proposto o supposto della finzione. Prendiamo le prime immagini di un film:
Una strada di New York, il traffico delle macchine, il rumore dei clacson e dei motori, i grattacieli, gli impiegati che escono dagli uffici, i passanti che entrano nei negozi, una donna, visibilmente agitata, attraversa la strada ed è quasi investita da un'auto...

Tutto ciò è diegesi, compreso quel sentimento d'agitazione così evidente nei movimenti della donna. Ma non solo. E' diegesi anche quell'insieme di strade, macchine, grattacieli e persone che sono fuori dallo schermo ma che noi presumiamo esistere nel mondo che il film rappresenta. La diegesi va così intesa come un costrutto che nasce da una forma di cooperazione fra un racconto e il suo destinario: il primo presenta degli elementi sparsi di un mondo, il secondo li congiunge fra loro allargando anche il campo a tutto ciò che non è espressamente indicato ma la cui esistenza è in qualche modo implicita. 
Forse mi sbaglierò, ma non mi pare che sia un accostamento così improbabile.



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